Coobbligato e garante cessione del quinto insegnante: quando servono davvero
Marta ha 27 anni, insegna matematica alle medie da tre anni sempre con contratto a tempo determinato, e questo settembre ha firmato una supplenza annuale fino al 30 giugno con stipendio netto di 1.380 euro al mese. Ha chiesto un preventivo di cessione del quinto per rifare il bagno di casa e la finanziaria le ha risposto una cosa che non si aspettava: senza un coobbligato, o l'importo scende, o la pratica non passa. Sul tema coobbligato e garante nella cessione del quinto insegnante circolano molte informazioni generiche, valide per i pensionati o per gli statali di ruolo, ma la scuola ha le sue regole particolari, ed è il contratto di lavoro, non l'età, a fare la differenza.
Partiamo dal punto che tranquillizza la maggioranza di chi legge: se sei un insegnante di ruolo, a tempo indeterminato, nella grande maggioranza dei casi non ti serve né un coobbligato né un garante. La cessione del quinto ha già due protezioni incorporate che il prestito personale normale non ha: il TFS (o TFR se sei di prima nomina in ruolo dopo il 2000) messo a garanzia, e una polizza assicurativa obbligatoria che copre il rischio vita e il rischio impiego. Per la banca, uno stipendio pubblico stabile più queste due coperture bastano quasi sempre.
Cosa vuol dire davvero coobbligato e cosa vuol dire garante
Sono due figure diverse, anche se nel linguaggio da bar finiscono spesso confuse. Il garante si impegna a pagare al posto tuo se tu smetti di pagare, per qualsiasi motivo: difficoltà economiche, disattenzione, scelta. È la figura classica del mutuo o del prestito personale, ed è rara nella CQS perché il meccanismo di trattenuta diretta in busta paga e il TFS a garanzia già riducono molto il rischio per la banca.
Il coobbligato è una figura più mirata: firma insieme a te fin dall'inizio e risponde in solido del debito, ma nella pratica interviene quasi sempre solo se emerge un rischio specifico che la polizza o il TFS non coprono del tutto, per esempio la fine anticipata del rapporto di lavoro prima della scadenza del piano. Non è un giudizio sulla tua affidabilità, è un modo per la finanziaria di colmare un buco di garanzia legato al tipo di contratto.
Perché per un supplente la situazione cambia
Il problema di Marta non è la sua storia lavorativa, che anzi è continua da tre anni. Il problema è tecnico: una supplenza annuale scade il 30 giugno (o il 31 agosto per le supplenze al 31/8), e a quella data lo stipendio che sta trattenendo la rata potrebbe interrompersi. Se Marta chiede un piano di 60 o 84 mesi, la banca ha davanti a sé una garanzia solida solo per i mesi che restano fino alla fine del contratto in corso, non per l'intera durata del prestito. È qui che entra in gioco la richiesta di un coobbligato, di solito un genitore o il coniuge con un reddito da lavoro dipendente stabile.
Gli scenari in cui la finanziaria alza l'asticella, per un insegnante, sono quattro:
- Supplenza a tempo determinato breve o annuale: contratti che scadono a giugno o che coprono poche settimane o mesi pesano di più quanto più il piano richiesto è lungo rispetto alla durata residua del contratto.
- Part-time: uno stipendio netto più basso riduce il quinto cedibile in valore assoluto, e se l'importo richiesto è comunque alto rispetto a quella base, la banca può chiedere una garanzia in più.
- Primo anno di ruolo, ancora in periodo di prova: la nomina in ruolo non è automaticamente equiparata a un posto consolidato finché non superi l'anno di formazione e prova, e alcune finanziarie sono più caute in questa finestra.
- Importo vicino al tetto massimo del quinto: se chiedi la rata più alta possibile rispetto al tuo netto, resta meno margine di sicurezza per la banca, ed è più facile che venga richiesta una firma aggiuntiva a copertura.