Sei un'impiegata comunale, stipendio netto 1.650€, e stai per presentare la DSU per rinnovare l'ISEE — ti serve per la retta dell'asilo di tuo figlio. Hai una cessione del quinto attiva da due anni. La domanda che ti frulla in testa mentre compili i moduli: quella rata trattenuta in busta paga abbassa il reddito che dichiari, oppure no?
Risposta diretta: no, non lo abbassa. L'ISEE si calcola sul reddito complessivo ai fini IRPEF risultante dalla Certificazione Unica, cioè sul tuo stipendio lordo prima delle trattenute — comprese quelle della cessione del quinto. La banca trattiene una quota netta in busta paga, ma quella trattenuta non è una spesa deducibile o detraibile ai fini ISEE, è semplicemente il rimborso di un prestito che hai già ricevuto in un'unica soluzione.
Perché è così, anche se sembra ingiusto
Il ragionamento del legislatore è che il capitale della cessione del quinto lo hai già incassato — magari lo hai usato per ristrutturare casa o coprire una spesa imprevista — quindi dal punto di vista patrimoniale sei nella stessa posizione di chi non ha mai fatto la cessione, solo con liquidità diversa distribuita nel tempo. L'ISEE fotografa la tua capacità reddituale e patrimoniale complessiva, non il netto che ti ritrovi in tasca dopo tutte le trattenute.
Le uniche voci che riducono davvero l'ISEE sono le detrazioni e deduzioni fiscali riconosciute dalla normativa (contributi previdenziali, alcune spese sanitarie, l'abitazione principale entro certi limiti), non le rate di un finanziamento personale, sia esso una cessione del quinto, un prestito ordinario o un mutuo.